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aRoma Snøhetta

aRoma Snøhetta

 

 Il nome di una vetta, il volto di un simple man, l’umiltà di un grande per insegnarci molto… Craig Dykers di Snøhetta

Non una conferenza… ma “Conversation” con Pippo Ciorra,  in una sede Madre, per  architetti romani e non,  la Casa dell’Architettura, nell’ Acquario Romano. ”American Academy in Rome” e l’Ambasciatore Norvegese  hanno reso il tutto degno dell’incontro con l’internazionale studio di C. Dykers.

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Pippo Ciorra e Craig Dykers

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Bisogna pensare con il corpo, se pensi solo con la testa non stai creando nulla….” una delle prime frasi di Craig Dykers nella “conversation” con Pippo Ciorra, per sintetizzare il concetto che quando si progetta è necessario il confronto con materiali, modelli, spazio, manualità.

 

cucina

 L’esponente americano dello studio di OSLO, con sede anche a New York,  inizia facendoci vedere non un mega- progetto…ma cosa avviene nel welcoming del suo studio: appena si entra si può degustare birra… o servirsi alla reception-bar,  il lavoro con i modelli è un must per il controllo del progetto… i suoi collaboratori lavorano-disegnano esattamente sui medesimi tavoli dove mangiano nell’open space….

Come se l’architettura fosse un modo di vivere e non un lavoro…. e secondo me è esattamente un modo di vivere e affrontare la vita.

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Vincitore del concorso per la biblioteca di Alessandria d’Egitto nell’89, lo studio affronta temi internazionali delicati come il museo nell’area di Ground-Zero a New York. Dykers mostra progetti dove non c’è solo il confronto con lo spazio pubblico, ma con la memoria di eventi storici e politici, in cui all’architettura è affidato il compito di rappresentare e ricordare. 

Ci vuole in questi casi uno studio con un’anima umile e grande che abbia come atteggiamento…. quello di “cambiare sempre restando sempre coerenti “… è  Ciorra che etichetta il lavoro di Craig Dykers con questa frase.

                                 

Memorial Museum a Ground Zero

 Lo studio Snøhetta, infatti, soddisfa pienamente la critica usualmente severa di Ciorra che sottolinea con pochissime frasi un merito che ogni architetto dovrebbe avere: quello di NON creare un lunguaggio celebrativo per se stessi, ma di pensare a progetti che si adattino, reagiscano alle condizioni del progetto  e non siano rigidamente concentrati sull’architettura in sé.

Forse bisognerebbe fare architettura dimenticandosi di un linguaggio architettonico, ma semplicemente rispondendo a delle questioni… che i luoghi pongono, ma prima ancora le persone. 

L’Opera House di Oslo è emblematica e poetica, il progetto per Time Square a NY darà finalmente la possibilità ai cittadini di appropriarsi di arredi progettati per loro e non di sedersi casualmente dove capita in una delle piazze piu’ frequentate del pianeta.

 

 dettaglio Opera House di Oslo

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progetto per Time Square, NY

Time Square, NY

 

 Lo studio di Craig Dykers è davvero concentrato su tutte le dimensioni….progetti urbani, architettonici e piccole fontane per gatti…hanno il medesimo valore…come quello della grafica di una banconota, la “Corona” Norvegese… ispirata all’ acqua : disegnata in singole grafiche. Messi in fila tutti i tagli, apparirebbe una strana specie di paesaggio…  

 

Bello lo studio Snøhetta,  solido come un boscaiolo scandinavo, cool come un Dj !

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 http://snohetta.com/

http://www.aarome.org/

http://www.casadellarchitettura.it/acquario-romano-srl/

 

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snohetta +silvia

 5 novembre 2014 …. remember to “start with my second thought”…

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